
Questo articolo nasce da una riflessione sviluppata da Tiziana Ballarini all’interno del progetto CHORR, sul ruolo delle parole nel modo in cui viviamo e ci relazioniamo ogni giorno.
Stamattina pensavo a quanto sono cambiate le parole.
Apri un social, ascolti una conversazione, leggi un commento, e ti accorgi che il tono è sempre più duro. Non serve nemmeno alzare la voce, basta scegliere le parole giuste, o forse sbagliate, per ferire.
Siamo in un momento in cui tutto sembra più aggressivo. Le guerre, la tensione, la velocità con cui si parla e si reagisce. È come se la gentilezza fosse diventata qualcosa di fuori moda, qualcosa di inutile.
E invece è proprio lì che manca.
Manca nelle risposte veloci, nei giudizi dati senza sapere, nei commenti lasciati così, come se non avessero peso. Manca soprattutto in quello spazio digitale dove è più facile dire tutto, anche quello che non diremmo mai guardando qualcuno negli occhi, come succede spesso nei comportamenti dei cosiddetti leoni da tastiera, tema che Tiziana Ballarini ha approfondito anche in un altro articolo.
Non è solo una questione di educazione, è qualcosa di più profondo. È il modo in cui scegliamo di stare nel mondo, anche nelle piccole cose, anche nelle parole che usiamo ogni giorno senza pensarci.
Perché le parole non sono mai leggere come sembrano.
Entrano, restano, a volte si fermano più del necessario. Una parola detta bene può alleggerire, una parola detta male può restare addosso per ore, per giorni.
Ci sono parole che scivolano via, e altre che invece si incastrano.
Che tornano in mente anche dopo, magari la sera, magari quando sei da sola. E lì fanno più rumore di quanto sembrasse all’inizio.
È una dinamica sottile, che somiglia molto a quella della violenza psicologica, quella che non si vede subito ma che lavora nel tempo e cambia il modo in cui una persona si percepisce.
Eppure basterebbe poco.
Non servono grandi discorsi, non serve essere perfetti.
Basterebbe fermarsi un attimo prima di parlare, prima di scrivere, prima di rispondere.
Basterebbe inserire ogni giorno una parola diversa, una parola che non fa male.
Un “grazie” detto davvero.
Un “mi dispiace” quando serve.
Un “ti capisco” anche quando non è facile.
A volte anche un silenzio può essere più gentile di tante parole dette male.
Non cambia il mondo in un giorno, ma cambia qualcosa.
Perché se ognuno di noi iniziasse a scegliere una parola gentile al giorno, qualcosa inizierebbe a muoversi. Piano, senza rumore, ma in modo reale.
Non lo vedresti subito, ma lo sentiresti. Nel modo in cui le persone rispondono, nel modo in cui si abbassano i toni, nel modo in cui certe tensioni non esplodono.
Ed è da lì che può nascere anche qualcosa di diverso, un modo nuovo di stare insieme, più vicino alla collaborazione che alla contrapposizione, come raccontato anche nell’articolo “Insieme non siamo di più. Siamo più forti”.
Forse non possiamo fermare quello che succede fuori.
Ma possiamo decidere come stare dentro a quello che succede.
E le parole, in questo, sono un inizio.
È da qui che nasce anche il lavoro che Tiziana Ballarini porta avanti con CHORR: restituire alle parole il loro peso, ma anche la loro possibilità di costruire.
Tiziana Ballarini
Artista e co-ideatrice del progetto CHORR
Lavora su temi sociali attraverso arte, parola e partecipazione.


