
Una nuova azione urbana di CHORR porta nello spazio pubblico quattro messaggi contro la violenza, il silenzio e l’indifferenza.
Roma Non Sta Zitta è una nuova iniziativa di CHORR, nata per portare nello spazio pubblico parole, immagini e messaggi capaci di interrompere l’indifferenza.
È una campagna urbana, ma anche un gesto civile: l’idea che la città possa diventare un luogo di ascolto, di consapevolezza e di responsabilità. Non solo uno sfondo attraversato ogni giorno da migliaia di persone, ma uno spazio vivo, capace di parlare e di prendere posizione.
Dal 13 luglio, grazie alla disponibilità di Diendi, i messaggi della campagna saranno trasmessi sugli impianti digitali della città. Appariranno nei luoghi del passaggio quotidiano, tra traffico, attraversamenti, attese e percorsi abituali. Proprio lì dove spesso si guarda senza vedere, si passa senza fermarsi, si assiste senza sentirsi coinvolti.
Roma Non Sta Zitta nasce da una convinzione semplice: la violenza contro le donne non riguarda soltanto chi la subisce e chi la compie. Riguarda anche il contesto che la circonda. Riguarda le parole che normalizzano il controllo, i segnali ignorati, le richieste d’aiuto non ascoltate, la solitudine di chi viene lasciata sola.
Per questo la campagna sceglie la città come luogo di intervento. Perché la violenza non è solo una questione privata. È una ferita pubblica, culturale, sociale. E una città che decide di non restare in silenzio comincia già a cambiare il modo in cui guarda se stessa.
I quattro messaggi della campagna affrontano la violenza da prospettive diverse: la voce negata, le conseguenze del femminicidio sui figli, il peso delle parole e l’indifferenza di chi assiste.
I quattro messaggi della campagna sono disponibili anche sul canale YouTube di CHORR, raccolti nella playlist Roma Non Sta Zitta.
“Stai zitta. Anche questa è violenza.”

Il primo messaggio parte da una frase breve, quotidiana, apparentemente semplice: stai zitta.
Ma quando quelle parole diventano controllo, dominio, umiliazione, cancellazione della voce dell’altra persona, non sono più solo parole. Sono una forma di violenza.
Dire a una donna di tacere significa spesso negarle spazio, pensiero, libertà, presenza. Significa interrompere la sua possibilità di raccontarsi, difendersi, scegliere, esistere pienamente.
Questo messaggio ricorda che la violenza psicologica e verbale non è minore, non è invisibile, non è “meno grave” solo perché non lascia subito un segno sul corpo. A volte è proprio da lì che comincia tutto: dalla riduzione della voce, dalla paura di parlare, dall’abitudine a farsi piccole per non provocare reazioni.
“Il femminicidio non uccide solo una donna. Un figlio perde tutto.”

Il secondo messaggio allarga lo sguardo.
Ogni femminicidio distrugge una vita, ma non si ferma lì. Lascia dietro di sé figli, figlie, famiglie, comunità spezzate. Un bambino che perde la madre per mano della violenza del padre non perde soltanto una persona amata: perde casa, sicurezza, infanzia, fiducia, futuro.
Questo messaggio vuole riportare al centro una verità spesso detta troppo poco: la violenza contro le donne produce conseguenze profonde anche su chi resta. I figli e le figlie delle vittime non sono un dettaglio laterale della cronaca. Sono parte della ferita.
Parlare di femminicidio significa quindi parlare anche di responsabilità collettiva, di prevenzione, di protezione, di ascolto dei segnali prima che sia troppo tardi.
“Parole che non fanno male.”

Il terzo messaggio apre uno spazio diverso: non denuncia soltanto ciò che ferisce, ma indica anche ciò che può cambiare.
Viviamo un tempo in cui la gentilezza delle parole sembra essersi consumata. Nel linguaggio pubblico, nei social, nelle relazioni quotidiane, spesso le parole vengono usate per colpire, deridere, sminuire, aggredire. Si parla più forte, ma non sempre si ascolta di più. Si risponde più in fretta, ma non sempre si capisce davvero chi si ha davanti.
Eppure le parole non sono mai neutre.
Possono zittire, isolare, ferire, far sentire una persona sbagliata o invisibile. Ma possono anche riconoscere, proteggere, avvicinare, riparare.
Parole che non fanno male è un invito a recuperare un linguaggio capace di rispetto. Non un linguaggio finto, educato solo in superficie, ma un modo diverso di stare nelle relazioni: ascoltare senza schiacciare, discutere senza umiliare, amare senza possedere.
Per CHORR, le parole sono materia viva. Possono diventare muri oppure ponti. Possono chiudere una persona nel silenzio oppure aiutarla a uscire dalla paura. Questo messaggio ricorda che anche la cultura della non violenza passa dalle frasi che scegliamo ogni giorno.
“Roma Non Sta Zitta davanti all’indifferenza.”

Il quarto messaggio dà il nome e il senso all’intera campagna.
La violenza cresce anche quando intorno trova silenzio. Quando chi vede abbassa lo sguardo. Quando chi intuisce minimizza. Quando una richiesta d’aiuto viene trattata come un problema privato. Quando la paura di esporsi diventa una scusa per non fare nulla.
Roma Non Sta Zitta davanti all’indifferenza è un invito alla città a riconoscersi come spazio responsabile. La violenza contro le donne non riguarda solo chi la subisce e chi la compie. Riguarda anche il contesto che la circonda.
Una città non è fatta solo di strade, palazzi, piazze e schermi. È fatta di persone. E ogni persona può scegliere se restare spettatrice o diventare parte di un cambiamento.
Con questa azione urbana CHORR porta il proprio linguaggio fuori dai luoghi chiusi e lo colloca nella città reale: nel traffico, negli attraversamenti, nei percorsi quotidiani, nei momenti in cui uno sguardo può incontrare una frase e fermarsi anche solo per pochi secondi.
Quattro messaggi, quattro punti di partenza, una sola direzione: non lasciare sola nessuna voce.
Roma Non Sta Zitta perché il silenzio non è neutro.
Non sta zitta perché le parole possono ferire, ma possono anche salvare.
Non sta zitta perché ogni donna ha diritto alla propria voce, alla propria libertà, alla propria vita.
Non sta zitta perché davanti all’indifferenza bisogna scegliere da che parte stare.
La campagna si inserisce nel percorso di CHORR – Azioni Urbane, il programma che porta nello spazio pubblico parole, immagini e interventi dedicati alla consapevolezza, alla libertà e alla voce delle donne.
Dal 13 luglio, Roma accoglie questi messaggi sui propri schermi digitali.
Perché una città cambia anche così: quando una frase appare nel passaggio di tutti e ricorda a ciascuno che il silenzio può essere interrotto.
Se incontri uno degli spot di Roma Non Sta Zitta in città, puoi fotografarlo e condividerlo taggando CHORR. Ogni condivisione aiuta il messaggio a viaggiare oltre lo schermo.
Tiziana Ballarini
Artista e co-ideatrice del progetto CHORR.
Lavora su temi sociali attraverso arte, parola e partecipazione.

