
“CICATRICI” è stata presentata nell’ambito della XXXV edizione del Premio Minerva Anna Maria Mammoliti, in Campidoglio, alla presenza del messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il patrocinio del Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Regione Lazio e con la collaborazione della Presidenza dell’Assemblea Capitolina.
Ci sono parole che restano dentro per anni.
Parole che non riescono a uscire intere, che si fermano a metà, che cambiano forma per sopravvivere.
CICATRICI nasce da lì.
Dall’ascolto di donne che hanno attraversato la violenza e hanno deciso di lasciare una traccia della propria esperienza.
Non una testimonianza perfetta.
Non un racconto ordinato.
Una traccia.
L’opera prende forma attraverso ferro, ossidazione, vuoti, fili metallici e frammenti di parole reali raccolte presso i centri antiviolenza Spazio Donna San Basilio e Teresa Buonocore Casal del Marmo.

Francesca De Masi
Presidente Be Free Cooperativa
Olga Mammoliti Severi
Alcune frasi restano leggibili, altre sembrano interrompersi, come pensieri che cercano ancora il coraggio di essere pronunciati fino in fondo.
Sul retro emergono i nomi di 318 donne uccise dal 2020 all’11 maggio 2026, giorno in cui ho concluso l’opera.
Da allora, altre 15 donne sono state uccise. Ho aggiunto anche i loro nomi, perché Cicatrici è un’opera aperta, una memoria che continua a scriversi.
E vorrei non dover aggiungere mai più un nome.
I nomi affiorano dalla superficie dell’opera come tracce di vite spezzate. Una memoria che non deve sbiadire con il passare del tempo, né lasciare che la violenza diventi abitudine.

Anche la ruggine fa parte del lavoro.
Non è un effetto estetico, ma una trasformazione continua della materia. Il ferro cambia pelle nel tempo, si modifica, resta esposto. Proprio come una cicatrice reale: non sparisce, ma continua a esistere in una forma diversa.
Al centro dell’opera un taglio divide la parola in due parti:
CICA e TRICI.
Una frattura fisica, ma anche simbolica.
Da una parte il dolore, dall’altra la possibilità di ricostruire qualcosa senza cancellare ciò che è stato.
CICATRICI non nasce per essere osservata velocemente.
Chiede tempo. Chiede vicinanza. Chiede di essere attraversata lentamente, lasciando spazio anche a quello che non viene detto subito.

Per questo entra dentro Azioni Condivise del progetto CHORR – voci · arte · azioni.
Perché non è un’opera che parla da sola, ma un luogo in cui altre voci continuano a entrare, lasciare segni, restare.
Uno spazio in cui l’arte non nasce per rappresentare il dolore, ma per creare ascolto.
Qui, la voce può restare.
